Anche Valerio avrebbe potuto essere un bravo ciclista come suo padre Vincenzo. Il grande Zucconelli, che tutta l’Italia ha applaudito a lungo quando ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Helsinki. Oppure quando ha indossato la maglia rosa nel corso dei ben tre giri d’Italia che ha percorso con la sua fidata bicicletta. Era così amato e ammirato, il campione Vincenzo, questo il suo nome di battesimo, che dopo aver lasciato a soli 28 anni le due ruote, il suo paese natale gli ha dedicato una bellissima festa d’addio. E per molto tempo ancora, dalle pareti degli edifici pubblici e delle case, avrebbe continuato a salutarlo quell’enorme manifesto strapieno di parole sincere di stima e di ringraziamento.
A parte essere un campione vero, Vincenzo era un gran bell’uomo e le ragazze gli correvano dietro. Però per lui ne esisteva una sola, la sua Augusta, che aveva conosciuto ancora da ragazzino. E alla quale voleva una galassia di bene. L’ha sposata subito dopo aver lasciato il ciclismo e aver cominciato il lavoro nella famosissima fabbrica di gomme “Mai”. Erano una coppia stupenda, lui e Augusta, si amavano alla follia e dopo solo qualche mese la giovane sposa ha sentito
un’altra vita dentro di sé. Una volta saputa la notizia della dolce attesa dalla moglie, Vincenzo è impazzito di gioia e voleva che i giorni fino a quel 20 di ottobre di 50 anni fa passassero in un attimo. Però quando la data del termine stabilito dai medici era ormai arrivata sono trascorse ancora una, due, tre settimane, e il bimbo non veniva al mondo. I dottori non avevano le possibilità che ci sono oggi per misurare la tempistica delle nascite e hanno accusato ingiustamente Augusta di aver sbagliato i suoi calcoli. Lei e Vincenzo hanno creduto alle loro parole e continuato ad aspettare.
Fino alla fine di novembre, quando la futura mamma si è sentita male ed è stata portata all’ospedale in fin di vita. Le ostetriche e i medici sono stati bravi e sono riusciti a salvarla insieme al maschietto che era nel suo grembo.
«Purtroppo però, per l’errore dei medici che non mi hanno creduto, ha pagato Valerio!» - dice adesso la signora Augusta. E i suoi occhi azzurri, sensibilmente svuotati da tante lacrime, diventano ancora più tristi. Sì, perché il suo bambino, al posto di cavalcare le due ruote della gloriosa bici del papà, è stato condannato dal destino a non abbandonare mai le ruote della sedia a rotelle. Cioè è nato disabile, Valerio, con le estremità paralizzate e la bocca capace di esprimere solo il piacere attraverso un piccolo sorriso e il dispiacere con una smorfia. Sua mamma ha deciso di accudirlo, lasciando per sempre i sogni di un
lavoro e di una vita tra la gente. Così è rimasta per sempre la sua badante oltre che casalinga.
Di questo oggi, a 77 anni compiuti, non ha nessun rimpianto. Forse perché grazie a Dio, dopo altri due terribili aborti, Augusta ha avuto la fortuna di dare al fratello una stupenda sorellina, il cui figlio ora è l’amico più grande di Valerio. O perché, malgrado le modeste possibilità economiche della famiglia, sono riusciti tutti insieme a fare conoscere al figlio disabile un sacco di cose interessanti del mondo. Per esempio un giorno l’hanno portato con la sedia a rotelle sul Monte Baldo per godersi la grandezza e la bellezza del lago di Garda. Perché Valerio provasse le emozioni del volo, un’altra volta sono andati tutti insieme a Pisa in aereo. E lui non voleva andarsene da Piazza dei Miracoli, rimasto stupito dalla Torre Pendente e dalle altre meraviglie del genio italiano.
In fin dei conti, malgrado la disgrazia, i giorni della signora Augusta e della sua famiglia trascorrevano uno dopo l’altro senza molti problemi. Fino ad una decina di anni fa, quando si è ammalato il marito Vincenzo. Le ginocchia del grande campione non reggevano più e lui doveva sottoporsi a un intervento chirurgico. Tutto è andato benissimo, i medici sono stati eccezionali, ma durante la lunga convalescenza sua moglie si è trovata, in pratica, con due disabili in casa. Augusta doveva prendersi cura di Vincenzo quasi come di Valerio. Non sapeva cosa fare, gli amici e i parenti le davano una mano, ma anche tutti
loro avevano i propri problemi. E a prendere una domestica per aiutarla la signora non ci pensava neanche, perché non poteva pagarla con il solo aiuto del comune e la pensione del marito. Allora si è ricordata dell’anvolt, l’associazione dei volontari che aiutavano gli ammalati di cancro e alla quale ogni anno lei consegnava un piccolo contributo a nome della sua famiglia. Sapeva molto bene che anvolt non trattava dei casi come il suo, ma un giorno si è decisa a bussare alla porta della delegazione veronese. Le ha aperto la responsabile Enza Calosci con la quale, dato che si conoscevano da tempo, si sono abbracciate come delle vecchie amiche. Poi si sono parlate e dopo solo qualche giorno una volontaria dell’anvolt ha cominciato a venire quattro volte a settimana nella casa della signora Augusta per aiutarla. Enza aveva trovato una clausola nello statuto dell’associazione che permettesse di aiutarla nonostante non fosse il tumore il problema in famiglia, e Valerio ha avuto un’altra assistente che questa volta aiutava la sua mamma.
Oggi tra le altre cose il nostro amico ormai cinquantenne adora ascoltare la radio. Segue come un pazzo i dibattiti politici e quello che fa negli ultimi tempi Berlusconi non gli piace per niente. Tifa Verona e Inter, ma si sente più “nerazzurro” che “gialloblù”. Guarda tutti i film in televisione ed è un fan appassionato di Zorro e del Commissario Rex. Adora la pizza e la bistecca fiorentina e quando solo sente queste due parole il suo sguardo si alza e le labbra sorridono. E tutto il contrario se si parla di cetrioli o di anguria. Non si perde neanche una gara di ciclismo sul piccolo schermo, seg
ue tutti i “giri” nel vecchio continente o altrove insieme al papà e rimane davanti al televisore anche quando Vincenzo si addormenta.
Così, forse, Valerio rivive il suo sogno. Chiuso nel suo mondo piccolo sì, ma per fortuna circondato da tanto amore.
Assolutamente sincero.
invio in corso...
