è uscito il numero di Aprile di ‘Più prevenzione e meno cancro’, il giornale dell’Anvolt.
20 anni di anvolt nel Trentino Alto Adige
Compiere vent’anni di solito significa entrare nel pieno della maturità e così è anche per le delegazioni di anvolt nel Trentino, che proprio nel 2012 festeggiano i due decenni di attività.
Era il 14 ottobre del 1992, solo due giorni dopo l’anniversario dei 500 anni dalla scoperta dell’America e, casi della vita, da quel giorno io ho trovato la mia America personale, che aveva il nome di anvolt: cioè un’attività di volontariato impegnativa, molto difficile sotto alcuni punti di vista, ma soprattutto ricca nel corso del tempo di enormi stimoli e soddisfazioni.
Inaugurammo la prima sede qui a Trento, allora ci trovavamo in un piccolo e un pò scomodo ufficio in via Grazioli, ma andava benissimo per i pochi che eravamo all’inizio per di più senza ambulatorio. Pensare a quanto ci siamo ingranditi e su che struttura possiamo contare oggi mi fa spuntare sul viso un sorriso. Oggi gli oltre 100 metri quadrati di via della Prepositura quasi non ci bastano più grazie al numero di volontari e all’afflusso di donne presso il nostro ambulatorio di visite di prevenzione gratuite.
Ho ben stampato nella mente quel giorno di ottobre e il periodo dell’apertura caratterizzato da un entusiasmo che poi ha continuato ad accompagnarci fino a oggi.
Mi colpì molto il fatto che nelle prime due o tre settimane di attività raccogliemmo una cifra molto alta dai sostenitori che ci dimostrarono subito affetto e un forte interesse per l’attività che proponevamo loro: quella di assistenza e sostegno alle persone in difficoltà perché colpite da un tumore e alle loro famiglie.
Poi capii anche che il problema tumorale era molto sentito anche perchè nelle valli intorno a Trento – nonostante si pensi che l’aria buona faccia da panacea a tutti i mali – l’incidenza di tumore era piuttosto alta, forse a causa dei componenti chimici che si utilizzavano nell’attività agricola.
Per tutta questa attenzione e per il positivo e incoraggiante riscontro che vedevo nelle persone, fui ancora più stimolato a far bene.
Il resto è storia.
Nel corso del tempo abbiamo consolidato l’attività di anvolt a Trento, inaugurando con successo un ambulatorio prima nel capoluogo, nel 1996, e poi anche a Rovereto, dando in questo modo un importante contributo alla diffusione del concetto di prevenzione nella zona.
Più tardi ho contribuito all’apertura della sede di Bolzano, una sorta di completamento della attività di anvolt nella regione che ci ha permesso di raggiungere l’Alto Adige e la popolazione di lingua tedesca che ne è parte fondamentale.
Il cammino è stato a volte faticoso, ma ho potuto contare non solo sulle mie forze ma su una squadra di volontari entusiasti che si sono dimostrati veramente all’altezza. In questa occasione mi fa piacere ricordarne qualcuno: ad esempio Renzo Mazzalla, che è con noi dall’inizio del 1993 ed è tutt’oggi un nostro valido collaboratore, oppure Augusto Avancini, classe 1929, colonna portante dell’associazione nel Trentino che è stato con noi fino a poco tempo fa, prima di
lasciare alla veneranda età di 82 anni.
Il nostro lavoro si è basato su alcuni capisaldi che non sono mai mancati: la per- severanza nel perseguire gli obiettivi prefissati, primo tra tutti quello della pre- venzione; la convinzione dell’importan- za di una corretta informazione per sconfiggere le patologie oncologiche. Oggi la nostra attività spazia a 360°.
Effettuiamo assistenza diretta e psicologica ai malati di tumore e alle loro famiglie; ci occupiamo del trasporto degli ammalati; offriamo un servizio di visite ambulatoriali gratuite e di alto livello, per prevenire i tumori femminili, quelli della pelle e dell’apparato uro-genitale maschile avvalendoci della collaborazio- ne con le istituzioni e le Unità Sanitarie locali; organizziamo iniziative di comunicazione partecipando a progetti che vadano nella direzione di sviluppare ulte- riormente la cultura di un corretto stile di vita.
Tutto questo è oggi anvolt in Trentino e per tutto ciò ormai da quasi vent’an- ni io metto la mia faccia in prima persona sotto le insegne dell’associazione.
E ne sono davvero fiero.
La prevenzione paga
Intervista con Elisa Lunardi, vice delegata anvolt Trento
Come trascorre le sua giornata come volontaria?
«Sono la vice delegata e mi occupo del supporto nella gestione dell’attività della delegazione con un occhio particolare ai programmi di prevenzione e alle iniziative di comunicazione che ci permettono di farci conoscere dalla realtà locale.
È un lavoro faticoso ma che sta dando i suoi frutti».
Il messaggio fondamentale che porta avanti con il suo lavoro quotidiano?
«Che la prevenzione paga. E che nel nostro caso è fondamentale, per trasmettere quanto essa sia importante, offrire alle persone un servizio di visite di prevenzione oncologica adeguato.
L’arrivo di un ecografo qui nella delegazione di Trento per esempio ci ha permesso di effettuare visite di prevenzione sempre più approfondite, praticamente ad hoc per ciascun paziente e di essere visti dalle istituzioni cittadine e dagli abitanti di Trento come una realtà affidabile, su cui contare».
I più importanti risultati raggiunti?
«La grande e costante crescita del numero delle visite negli ambulatori sia di Trento sia di Rovereto e l’aumento generale dei nostri sostenitori, entrambi fondamentali».
Come siete inseriti nella realtà cittadina di Trento?
«Molto bene, abbiamo di recente siglato un accordo fondamentale con l’ospedale Santa Chiara di Trento che ha accettato di collaborare con noi per quanto riguarda le visite di prevenzione urologiche. Siamo ormai riconosciuti, nonostante le difficoltà iniziali, come una realtà affidabile e propositiva dalle istituzioni locali e questo accordo ne è un esempio».
Il prossimo obiettivo?
«Quello di offrire visite gratuite di prevenzione dei tumori urologici, che oggi effettuiamo a Trento, anche presso l’ambulatorio di Rovereto. E di aumentare il servizio di assistenza psicologica per i malati e i familiari».
Come vede il futuro?
«In crescita, ci siamo appena presentati anche nel reparto di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara e il primario ci ha risposto rendendosi disponibile a parlare di una possibile collaborazione.
Vedo novità e ancora più servizi nel futuro di anvolt Trento».
Continuiamo a crescere
Intervista con Monica Vadalà, delegata anvolt Bolzano
Come trascorre le sua giornata come volontaria?
«Sono la responsabile quindi mi occupo di tutti gli aspetti della gestione di questo ufficio. Dopo una carriera come pittrice di stufe presso un’importante azienda locale, ho deciso di dedicarmi a tempo pieno al volontariato. Dopo qualche anno posso dire di aver fatto la scelta giusta».
Il messaggio fondamentale che porta avanti con il suo lavoro quotidiano?
«Quello della trasparenza, visto il settore a cui abbiamo deciso di dedicare il nostro tempo. Abbiamo il dovere di offrire un servizio serio, puntuale e di alto livello. Se ci aggiungiamo che è gratuito credo proprio che siamo riusciti nel nostro intento.
E questo vale ancora di più in una zona come la nostra, con una forte comunità tedesca molto attenta a come le risorse vengono investite per il territorio».
I più importanti risultati raggiunti?
«Quello di avere creato a Bolzano una squadra di volontari che funziona come una famiglia, nella quale tutti si aiutano per un risultato comune, l’assistenza e il sostegno sotto varie forme alle persone colpite da tumore e ai loro familiari».
Come siete inseriti nella realtà cittadina di Bolzano?
«Abbastanza bene anche perchè lavoriamo molto sulle attività di comunicazione, ad esempio con regolari banchetti all’interno dell’ospedale locale che informano sulla nostra attività di volontariato. Però dobbiamo ancora arrivare al cuore della città; a volte le persone non ci conoscono, anzi non sanno neanche dove sia via Resia perché Bolzano è vissuta così, ciascuno nella propria zona».
Il prossimo obiettivo?
«Di riuscire a farci conoscere finalmente da tutti e coprire, oltre al territorio cittadino e alle zone limitrofe, anche i più piccoli paesi nelle valli. Venendo riconosciuti e apprezzati».
Come vede il futuro?
«Lo vedo in crescita, come lo siamo stati negli ultimi tre anni da quando io sono diventata responsabile. Per fare questo spero di ampliare la nostra attività alla prevenzione urologica e dermatologica e, possibilmente, di poter contare a breve su un nuovo ecografo».
Un futuro di solidarieta – editoriale
Siamo andati a “radiografare” due delegazioni del nord Italia che hanno una storia ventennale di attività assistenziale in Trentino Alto Adige: Bolzano e Trento. Anche in una regione molto attiva ed efficiente come questa, presa ad esempio da tutta Italia e addirittura dalla maggior parte degli stati che compongono l’Europa, nella quale la sanità è un fiore all’occhiello e la burocrazia è un mondo poco cosciuto, c’è sempre – anche se può sembrare strano – una richiesta di aiuto per assistere le persone malate e un continuo bisogno di prevenzione verso un problema, quello tumorale, che la popolazione percepisce come importante.
Tutto questo noi lo abbiamo visto e toccato con mano camminando tra la gente, parlando e intervistando le persone che abbondano negli ambulatori anvolt, con i pazienti e i loro familiari che usufruiscono dei servizi assistenziali che noi offriamo. Tutte queste persone, con i loro problemi e le loro storie spesso forti, alcune volte diventano nostri amici e ci aiutano a diffondere e sostenere la missione dell’ associazione;
è questo che rende il nostro operato essenziale per la comunità.
Per esempio le giornate di prevenzione non stop gratuite dei tumori delle donne nelle delegazioni del Trentino Alto Adige hanno potuto contare sul sostegno e sul passaparola di questa importante rete di amicizie che ha fatto sì che gli ambulatori risultassero sempre pieni. Siamo veramente contenti della nostra volontà, vent’anni or sono, di aprire questi tre punti anvolt.
Pur con tutte le problematiche e i sacrifici che i nostri volontari hanno dovuto affrontare, intravediamo davanti a noi un orizzonte roseo, di speranza e solidarietà, continuando a contare sull’aiuto di tutti i nostri amici.
F/T
L’angolo del Presidente
Cari amici,
grazie all’arrivo di nuovi ecografi, attivi ormai nelle delegazioni di Milano, Lodi e Verona, il servizio degli ambulatori anvolt continua a crescere e ad offrire visite di prevenzione sempre più approfondite alle nostre utenti.
Della crescita fa parte anche il servizio di ambulatorio dermatologico attivo una volta alla settimana, ormai già dalla fine di ottobre, presso la nostra delegazione di Brescia.
Inoltre stanno per partire i lavori di ampliamento e modernizzazione della delegazione di Bergamo. La crescita non si ferma qui: 4 nuovi veicoli per il trasporto dei malati sono in arrivo a Milano, Civitanova Marche, Ferrara e Lodi.
Saranno utili per dare una mano a chi ha bisogno.
Osvaldo Previato
I viaggi della signora Visentin
Storie da un mondo senza paura
Con l’arrivo del sole primaverile la signora Flora Visentin si è goduta di nuovo il piacere di respirare all’aperto. Perchè per una vera montanara come lei una delle cose più belle della vita è proprio questa: riempirsi i polmoni di aria alpina pulitissima e purissima. Che invade subito ogni parte del corpo armandolo della forza, dell’ entusiasmo e del buon umore necessari per contrastare le sfide della quotidianità.
Per tanti mesi, esattamente dall’ottobre dell’anno scorso fino a marzo del 2012, lei è invece stata costretta a rimanere chiusa tra quattro mura: prima quelle dell’ ospedale e poi quelle di casa sua. Grazie a Dio ora si sente meglio e può uscire e la porta fuori soprattutto Barbara, qualche volta anche Patrizia, entrambe volontarie dell’anvolt. Per Flora queste tranquille camminate, al massimo fino al parco vicino casa, però non sono delle semplici passeggiate. Sono veri e propri viaggi. Non solo perché una volta all’aperto lei può tuffarsi con lo sguardo nella neve delle montagne intorno. Ma soprattutto perché, camminando, lei percorre con con grande piacere tutte le vie della sua esistenza, descrivendole come fossero un dipinto, una dopo l’altra, alle sue due accom- pagnatrici. Che definisce con una sola parola: sante.
Il suo primo viaggio la 73enne l’ha fatto mezzo secolo fa ed è durato poco perché era dalla nativa Merano fino alla città della sua vita, Bolzano. Quando però parla a Barbara e Patrizia della prima strada percorsa nella sua vita, quella dell’infanzia, Flora non scorda ciò che le è rimasto come ricordo più bello, e anche come prova di un’educazione stupenda, di altri tempi, quasi dimenticata oggi. Quando ancora ragazzina, tornando a casa dopo la scuola, aiutava sua mamma nei lavori domestici, togliendole dalle spalle un pò dell’enorme peso della casa, e allo stesso tempo imparando tantissimo. Ecco perchè quando è arrivata a Bolzano con suo marito non ha avuto nessun problema a tenere sempre in perfetto stato il focolare domestico. E a crescere nel modo giusto i suoi due figli – un maschio e una femmina – ai quali ha cercato di trasmettere tutte le virtù dei montanari di Merano. È stata dolce e carina con loro quando erano piccoli, e severa dopo, quando doveva prepararli per la vita. È stata testarda in questo, ma solo per l’enorme amore che provava verso di loro, come dice oggi alle sue compagne di passeggiate. E come conferma la figlia Eleonora, che a sua volta cerca di trasmettere questa educazione rigida, ma corretta, alle sue bambine Martina e Valentina.
Una volta superata la via per arrivare alla maggiore età dei bambini, per la famiglia Visentin arrivò il tempo degli altri viaggi, quelli con la “V” maiuscola. Flora li ha fatti con il marito per conoscere il mondo e per sentirsi ogni tanto veramente liberi. Sempre con umiltà e modestia non essendo ricchi,
ma godendosi in pieno il piccolo regalo che la sorte aveva fatto loro: il marito della signora Visentin era ferroviere e poteva viaggiare gratuitamente in Italia e in tutta Europa. Insieme naturalmente alla sua dolce metà senza la quale non si è mai mosso fuori dalle mura di Bolzano. E così hanno attraversato in lungo e in largo la Penisola e l’indimenticabile Sardegna. L’orizzonte italiano più tardi per loro si è allargato fino a quello della Grecia, della Turchia, della Spagna, della Francia e di altri paesi. Era bellissimo, travolgente, quasi incredibile, perché si scoprivano nuovi mondi, pieni di colori, rumori e umori diversi, perchè si facevano delle ami- cizie sincere e piacevoli, perché loro due si caricavano di energia, di felicità e di amore. Fino a quando si sono trovati davanti una strada in salita, di quelle che una persona per bene non augurerebbe neanche al suo peggior nemico.
Diciannove anni fa alla signora Visentin han- no scoperto un tumore al seno e l’incubo della terribile malattia è durato più di un anno. E proprio nel momento in cui si sentiva guarita e lo confermavano tutte le analisi, la strada che le sembrava di nuovo tranquilla è finita di nuovo davanti a un abisso. L’uomo della sua vita, il suo amatissimo marito Antonio se ne è andato da questo mondo, intrapren- dendo il primo viaggio senza di lei. Dopo è stata dura andare avanti, ma malgrado tutto lei è riuscita a trovare le forze per resistere ai duri colpi della vita. In nome soprattutto dei suoi figli, che ormai erano diventati grandi, un po’ duri come lei, ma con il cuore d’oro. E all’improvviso la via davanti è diventata larga e gioiosa – Eleonora le ha regalato la prima nipotina Martina e dopo anche Valentina. Alle quali la nonna non solo ha insegnato come si tiene bene la casa, ma ha raccontato tutte le favole che conosceva ed anche quelle inventate ricordandosi i momenti più belli della sua vita. E che le ragazzine chiedevano sempre di più fino a poco tempo fa, quando con la crescita hanno cominciato a staccarsi da lei.
E così sono arrivati i “viaggi” con Barbara e Patrizia. Nel settembre dell’anno scorso la signora Visentin si è sentita male e all’ospedale le hanno scoperto un altro tumore al seno, che l’aveva colpita nello stesso punto di 19 anni prima. L’intervento è riuscito, lei è tornata a casa, ma siccome si sentiva parecchio giù, Eleonora, la figlia, ha cercato anvolt a Bolzano e la responsabile Monica le ha subito mandato una psicologa.
Con il tempo sua mamma si è sentita meglio, però la figlia aveva molti impegni e si è dovuta recare di nuovo in via Resia. Allora sono arrivate prima Barbara e poi anche Patrizia per assisterla. Meritandosi immediatamente il ringraziamento di tutta la famiglia Visentin, che oggi le descrive come ragazze non solamente brave, ma generose, aperte, piene di gioia.
Di quelle che ora come ora in giro si vedono raramente.
R/M
L’obesità è amica fraterna del cancro
Intervista esclusiva con il dott. Pierre Dukan.

- Pierre Dukan è nato in Algeria nel 1941. Nutrizionista alimentare da più di 30 anni, si è laureato in Medicina all’università di Parigi specializzandosi successivamente in Neurologia. Attualmente è uno degli esperti in comportamento alimentare più apprezzati al mondo e dalla sua penna sono usciti più di 20 libri, venduti ovunque con successo.
Dottor Dukan, la sua dieta è stata creata con l’obiettivo per far dimagrire, ma cosa si deve mangiare per prevenire le malattie?
«Si deve innanzitutto mangiare nella maniera corretta per perdere, se ne abbia- mo, i chili in eccesso. Non è una battuta, né una risposta facile o una velata pubblicità del mio lavoro. Una delle prime cose che i medici curanti consigliano ai loro pazienti colpiti da patologie gravi è proprio di perdere i chili in più. Perché solo cosìi l’organi- smo riesce ad avere più forze per combattere la malattia».
Questa sua tesi è valida anche per le patologie tumorali?
«Certo, perché l’amico numero uno del cancro, il suo amico fraterno, è l’obesita. Lei lo sa che è ammissibile un aumen- to del peso rispetto al normale al massimo del 5%? Ogni aumento successivo del peso cor- poreo dal 10% in poi, fa crescere la possi- bilità di essere colpiti da un cancro. Se la percentuale è del 20% la situazione diven- ta più grave del 20% e così via. Per esem- pio, se il suo peso effettivo è di 80 chili e quello indicato per lei come normale è 72 chili, ogni chilo sopra gli 80 fa aumentare la minaccia tumorale in una progressione aritmetica. Certo, bisogna dire che i fattori genetici hanno un ruolo importante, ma quando c’èe la predisposizione il sovrappe- so favorisce il loro gioco».
Se un giorno lei decidesse di fare una dieta anticancro, da dove comincerebbe?
«Inizierei a mangiare solo prodotti naturali, genuini e a controllare spesso il peso: queste sono le mie raccomandazioni principali per una dieta anticancro. Perché nella natura non ci sono prodotti cancerogeni, ma lo sono i pro- dotti artificiali, industriali che ogni giorno mangiamo. Si dice per esempio che gli insaccati, i salumi, provochino diverse malattie, compreso il tumore. Non sono d’ accordo. Vanno bene per esempio se la conser- vazione è fatta in modo natura- le, con sale marino che a volte è sì “amico” delle malattie car- diovascolari, ma non dei tumo- ri. Quando negli insaccati entra tutta l’ armata dei conservanti artificiali, dei coloranti e dei condimenti, è allora che le cose diventano negative».
Per lei esistono dei veri e propri cibi cancerogeni?
«No, non esistono cibi di per sé canceroge- ni. Diventano cancerogeni con il nostro aiuto, quando li cuciniamo o insaporiamo in un certo modo. Lo sono la carne brucia- ta, le verdure bruciate che mangiamo durante i picnic. Oppure i cibi strafritti, preparati con olio bollente e sempre brucia- ti per essere croccanti. Sono buoni, certo, ma non si deve esagerare. Insomma, il bru- ciato è considerabile come cibo rovinato, che trasmette la sua “onda devastante” all’ apparato digerente del nostro organi- smo e a tutte le sue cellule. La cui resisten- za non può rimanere sempre efficace agli attacchi infiniti delle nostre abitudini golo- se sbagliate».
Qual è la ragione del suo successo? La dieta Dukan è seguita da decine di milioni di persone in tutto il mondo, i suoi libri sono tradotti in tante lingue e lei è ovunque uno dei relatori piu ricercati ai convegni di dietologia.
«Quando lei pronuncia la parola dieta a cosa pensa come prima cosa?». Alle modelle magrissime, alcune delle quali anoressiche, delle passerelle della
moda, ai sacrifici che hanno fatto per entrare nella taglia 38 desiderata dagli stilisti… «Va bene, cioè lei pensa in sostanza alla loro fame. Anche se lei avesse formulato la domanda in un altro modo, cioè “a cosa pensa prima di buttarsi in una dieta”, mi avrebbe risposto alla fame che devo sopportare.
Ed è giusto. Ecco forse sta qui il segreto del successo della mia dieta: l’ ultima, ma veramente l’ ultimissima cosa che prometto, è di soffrire la fame.
Al contrario, tutti quelli che seguono il metodo Dukan non provano mai la sensazione di fame. Poi, certo, la mia dieta è frutto di più di 20 anni di ricerca scientifica».
Ma è basata quasi esclusivamente sulle proteine della carne…
«Sì è così, perché sono le proteine quelle che servono all’ uomo nella fase della crescita ma quando questa si ferma l’organismo le butta fuori perché non si possono accumulare come grasso. È per questo che la mia dieta è basata in gran parte su di esse, perché in età adulta vengono espulse dall’ organismo. E nello stesso tempo tu puoi mangiare abbastanza da non sentirti mai affamato».
E le fibre, le vitamine, che sono necessarie per far funzionare meglio il nostro corpo?
«La dieta Dukan è abbastanza semplice, rappresenta una scala composta da sette gradini. Si mangia solamente carne la prima settimana, quella che io chiamo dieta “d’attacco”. Poi arriva il secondo gradino di due settimane quando si possono man- giare a volontà 26 tipi di verdure. A seguire la frutta, poi arrivano le fette di pane, il formaggio, i farinacei, la pasta, 1 o 2 bicchieri di vino.
Salendo tutti i gradini si possono perdere 10 -12 chili e agli uomini per questo risultato servono 45 giorni mentre alle donne circa 60.
Poi è importante il periodo di stabilizzazione di 2 mesi, quando si può mangiare di tutto, ma giusto per non sentirsi affamati, e con gli occhi aperti sulla bilancia.
L’ importante è che alla fine questo comportamento diventi un’ abitudine di vita. E non dimentichiamo mai i venti minuti necessari di camminata, di passeg- giata tranquilla o di corsetta da fare imperativamente ogni giorno».
R.M.
Un’iniziativa dedicata alle donne
C’è sempre più attenzione nei confronti del lavoro delle nostre delegazioni e in particolare verso quello di prevenzione dedicato alla donna negli ambulatori sparsi su tutta la Penisola.
Ciò è dimostrato innanzitutto dalla grande partecipazione di donne alle visite dedicate alla loro festa, 8 marzo, presso le nostre strutture. Ogni anno i numeri sono superiori all’anno precedente. Nel 2012 l’affluenza è stata di oltre 1.000 signore che hanno effettuato visite di prevenzione. Una crescita importante che certifica la bontà del nostro impegno. Inoltre un sempre maggior numero di realtà del panorama informativo pongono attenzione su quello che facciamo.
L’ultima soddisfazione in questo senso ci è stata data dalla grande Luciana Littizzetto, torinese doc. Lei ha recentemente parlato di noi alla radio, descrivendo la nostra attività e sottolineando l’importanza della prevenzione dei tumori femminili e di iniziative come quelle di anvolt per sviluppare una coscienza comune in questo senso. Il fatto che personaggi così importanti ci appoggino ci riempie di orgoglio e dà un’ulteriore spinta al nostro quotidiano entusiasmo.
8-9-10-11 Marzo 2012
visite ginecologiche 828
visite senologiche 656
pap-test 720
ecografie 291
consulenze 953
Pronto, delegazione anvolt…

Anna Maria Marchese, delegata anvolt Genova.
Qui nel capoluogo ligure le cose stanno andando come si dice a gonfie vele. La tre giorni di visite di prevenzione dei tumori femminili ha fatto registrare
il pieno di consensi e possiamo dirci assolutamente soddisfatti dell’esito di un’iniziativa che per noi è sempre tra le più importanti dell’anno. Per pubblicizzarla, ho avuto l’onore poi di essere invitata come ospite al telegiornale di uno dei canali televisivi locali più seguiti, anzi il più seguito, vale a dire Primo Canale, che ha pubblicato l’intervista anche sulla loro pagina di internet.
Sa, ci ha riservato il poeta Luca Olmeda, che ha appena pubblicato la raccolta di poesie “Senza ritorno (ricordi di un viaggio)”, Editrice UNI Service.
Olmeda ha deciso di donare l’importo dei diritti d’autore a favore di anvolt Genova. A lui va la nostra stima e i nostri più sentiti ringraziamenti.




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