Il tema della responsabilità del medico costituisce uno degli ambiti più delicati e controversi del rapporto tra sanitari e pazienti, poiché concerne importanti implicazioni per entrambe le parti.
Bisogna premettere che quella medica è un’attività esposta a variabili che per gran parte non sono umanamente controllabili, con la conseguenza che anche la migliore prestazione di cura che possa essere eseguita non dà garanzia del risultato.
Il medico ha comunque l’obbligo di prestare la propria attività in conformità alla diligenza professionale specifica che il suo ruolo impone; se ciò non accade il sanitario può incorrere nella violazione di norme sia civili che penali.
A riguardo la Corte di Cassazione (Cassazione Sez. IV penale, sentenza n. 13746/11) ha confermato la condanna per omicidio colposo di un chirurgo che aveva sottoposto ad intervento chirurgico una persona affetta da tumore al pancreas in fase terminale, con una aspettativa di vita di circa sei mesi. Il paziente, che aveva dato il consenso a procedere, era deceduto durante l’operazione.
La Suprema Corte ha ritenuto che il comportamento del medico non avesse rispettato il codice deontologico poiché rappresentava un accanimento terapeutico invasivo che violava il principio fondamentale che impone di agire secondo scienza e coscienza. In assenza infatti di una prognosi che possa far ritenere che dall’intervento ne derivi un beneficio per il paziente, o comunque un miglioramento delle condizioni di vita, il medico ha l’obbligo di evitare cure e terapie che appaiono inutili.
D’altra parte è anche vero che in numerosi casi sono state erogate cure che secondo l’esperienza e la scienza medica non avrebbero dovuto avere alcun effetto, ma che invece hanno portato a risultati decisamente positivi per il paziente.
Risulta dunque molto difficile riconoscere la linea di confine tra accanimento terapeutico e legittimo tentativo di salvare magari una vita e questo pone di fronte a dilemmi non facilmente risolvibili sia il sanitario che il malato: ogni singolo caso costituisce una fattispecie a sé e non può essere sottoposto a generalizzazioni.
È comunque fondamentale che il rapporto tra medico e paziente si improntato alla massima trasparenza e sincerità, perché solo attraverso un confronto privo di ombre è possibile creare le condizioni per fare la scelta che in quel momento sembra più opportuna.
Avv. Marco Pino
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