I volontari ci danno una grande mano

Laura Famulari, triestina, laureata in Legge e specializzata in Comunicazione pubblica e gestione delle risorse umane, è Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Trieste

Da quanto tempo è assessore e che attività svolgeva prima di diventarlo?

«Sono stata nominata Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Trieste nel giugno scorso e provengo da una carriera nell’ambito dell’Amministrazione giudiziaria».

Qual è la sua idea di volontariato in generale e com’è il suo rapporto col volontariato locale?

«Penso sia una risorsa fondamentale, in qualche maniera tipicamente italiana. Il volontariato è un mondo in continua evoluzione che offre sussidiarietà alle istituzioni locali, è l’intercettore di una parte dei problemi che l’esponente pubblico ha bisogno di risolvere, e per questo motivo un interlocutore molto importante con il quale è necessario lavorare in collaborazione. Per quanto riguarda il volontariato locale il rapporto è ottimo, penso sia soprattutto necessario
lavorare in rete, in maniera coordinata per fare in modo che ciascuna realtà possa dare il proprio specifico contributo in maniera autonoma e senza sovrapporsi reciprocamente.

Questo è lo stile con cui ho improntato il mio rapporto col volontariato locale fino a questo momento e ha dato risultati positivi come ad esempio il progetto della “Rete solidale nella domiciliarità” al quale partecipa in maniera proficua anche anvolt».

Quali sono i problemi della città di Trieste e della provincia che il volontariato può aiutare a risolvere?

«Innanzitutto bisogna dire che il volontariato a Trieste è molto presente, ci sono circa 600 associazioni che operano sul territorio.
I problemi sono molti, spesso legati all’età media estremamente alta di questa città, e riguardano quindi in particolare l’assistenza alle persone anziane ma
non solo. Tutte le problematiche vanno affrontate, secondo il mio assessorato, attraverso un vero piano strategico del sociale che permetta a ciascuno di esprimere la propria ricchezza, le caratteristiche che contraddistinguono il proprio operato,
in primis quello delle associazioni.

Stiamo già lavorando a mettere materialmente per iscritto questo piano che conto sarà pronto entro settembre di quest’anno ».
Che consiglio dà a un’associazione
come anvolt per rendersi ancora più
utile?

«Innanzitutto di continuare a percorrere la strada il cui solco ha già tracciato che so essere molto proficua e di grande aiuto per la cittadinanza di Trieste e provincia.
Poi di condividere con le altre realtà che operano nel sociale le proprie energie perché in questo modo nessuna capacità andrà persa. In questa maniera, inoltre, faciliterà il lavoro di coordinamento del mio assessorato che come ho detto si trova a dover gestire un numero piuttosto alto di realtà associative e vuole farlo nel migliore dei modi soprattutto nell’interesse della popolazione, in particolare di quella che si trova in uno stato di difficoltà.

Il mio consiglio è in definitiva quello di fare la sua parte come ha sempre fatto, ma con ancora più impegno in questo momento particolare, di difficoltà per tutto il paese».

Ha mai fatto volontariato?

«Sì anche prima di intraprendere la carriera politica mi ero accostata al mondo del volontariato anche se in famiglia adesso è mia figlia – che ha 17 anni – quella impegnata in prima linea a dedicare gratuitamente un po’ del proprio tempo agli altri: al momento fa parte di un’associazione che organizza lo scambio di ripetizioni per studenti in difficoltà».

Che cosa vuol dire alle persone impegnate nel volontariato per l’assistenza ai malati tumorali?

«Li ringrazio per tutto quello che fanno, fanno, per la loro disponibilità quotidiana e per l’attenzione con la quale si dimostrano sensibili ai problemi degli altri. I volontari di anvolt, per esempio, ci danno una grande mano: in una città nella quale vive un numero veramente alto di ultra 75enni esiste un numero rilevante di situazioni di malattia, disagio e solitudine e i volontari di un’associazione come la vostra sono importanti per aiutare a combattere questa difficoltà.
Grazie al loro lavoro Trieste ha la possibilità di diventare un laboratorio per la qualità della vita delle persone anziane, grazie a loro il mio assessorato è in grado di sperimentare nuove forme di intervento che, se funzionanti, possono diventare strutturali non solo per questo territorio ma
anche venire esportate».

I suoi progetti per promuovere ulteriormente la salute sociale nel territorio?

«Stiamo attraversando una fase storica nella quale è molto importante lavorare con grande attenzione nella progettazione degli interventi pubblici. Ho tante cose in mente ciascuna sotto un principio chiave ben preciso: mantenere vivo il dialogo tra istituzione e realtà sociali perché solo così potremo continuare a fare bene. Penso che tutti dovrebbero fare un’esperienza di qualche giorno nella pubblica amministrazione per rendersi conto di come non sia facile soddisfare tutte le esigenze che si devono seguire».

Il suo hobbie preferito oltre il lavoro quotidiano come assessore?

«Non ho molto tempo da dedicare ai passatempi in realtà, come giocare a pallavolo o leggere. Diciamo però che il film al cinema del sabato sera è rimasto sacro».

 

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