Antonia Falciano, delegata anvolt di Trieste

Che tipo di servizi offrite?

«Assistenza a trasporto per i pazienti oncologici, visite ambulatoriali gratuite di prevenzione dei tumori femminili e adesso anche di controllo dei nei, progetti legati alla tematica della prevenzione, come per esempio il concorso “Lotta al tabagismo” nelle scuole. Un ampio ventaglio di attività utili a combattere questa terribile malattia che è il cancro».

È un lavoro riconosciuto come utile?

«Certo e prova ne è l’alto numero di utenti che accedono ai nostri servizi – tutti assolutamente gratuiti – e il fatto che continuiamo a ricevere richieste di intervento e di crescita dell’offerta di aiuto da ogni direzione».

Quali difficoltà vi trovate davanti nella attività di volontariato quotidiana?

«Difficoltà ce ne sono. Come quelle derivate dalla diffidenza che spesso si prova nei confronti di una associazione che chiede un contributo al telefono, diffidenza nella maggior parte dei casi dovuta alla presenza di altre realtà che operano in maniera scorretta senza garantire alcun tipo di servizio adeguato in cambio di denaro. E poi l’età media della gente di Trieste, molto alta».

Perché l’età media è un problema?

«Questa è una città di più di 200.000 abitanti dei quali circa la metà sono anziani, con un’età media elevata, quasi 50 anni. È una città dunque che ha una grande richiesta di assistenza a persone in età avanzata ma nella quale è più difficile, rispetto ad altre realtà, trovare sostenitori per il proprio operato, persone che ti sostengano economicamente».

Qual è il fiore all’occhiello della sua attività di volontariato?

«Il rapporto con le istituzioni che ci ha permesso di partecipare a progetti come “Rete solidale nella domiciliarietà”, grazie al quale collaboriamo con gli assistenti sociali del Comune fornendo assistenza a chi ha bisogno. Siamo una realtà riconosciuta come seria e importante nel panorama cittadino».

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